Un editoriale? Una recensione? Un viaggio personale nella Regione di Liberl? Toccherò molti punti in questo personalissimo scritto circa Trails in the Sky. Spero rimarrete con me fino alla fine ~ Krys

Esistono tanti modi di vivere i videogiochi: per sfida, per divertimento personale o semplicemente per curiosità. A volte, mi capita di vivere alcuni titoli in tutti e tre i modi e poi, per caso, occorrono le esperienze come quella vissuta in Trails in The Sky: per conoscere. O anche solo per viaggiare un po’.

Vi starete domandando perché, in un’epoca in cui predominano titoli quali Final Fantasy VII Remake, Animal Crossing: New Horizons o Persona 5 Royal (tutti validissimi, badate bene), io vi stia a parlare di un RPG come Trails in the Sky. Voglio essere un po’ egoista e darvi una motivazione strettamente personale.

Il mio cammino con la Kiseki Saga (ve lo riporto in Giapponese perchè fa tanto fashion) si è incrociato durante una fiera Milanese. Non una del settore che tutti state immaginando, ma la meno nota Fiera del Fumetto di Novegro (“hai comprato un videogioco in una fiera dedicata ai fumetti?” eh si, non nascondo che vado prettamente per quello). Già da qualche settimana avevo adocchiato sul PlayStation Store quel colorato e ceruleo titolo di Falcom, che prometteva a colpo d’occhio tutto ciò che già avevo sperimentato da RPG simili.

Uno di quelli usa-e-getta. Uno di quelli di cui, probabilmente, ti potresti stancare dopo 10/15 ore. É brutale da dire, ma l’ho pensato seriamente. Meno male che mi sbagliavo di grosso.

Ed eccolo lì, in una busta di plastica l’ennesimo titolo in edizione fisica per PSP che sarebbe finito sullo scaffale per moltissimi anni a venire, un po’ per mancanza di tempo e un po’ per mancanza di volontà. Fino ad un paio di mesi fa.
Come ben sapete, scrivere di news nel mondo videoludico comporta l’apprendimento della cultura (da gioco) generale, anche di quei titoli a cui non hai mai badato prima, un po’ per dare il miglior servizio possibile ed un po’ per interesse personale (che è sempre importante, ricordatevelo!).

Ed ecco che qui casca l’asino: Trails of Cold Steel, Hajimari No Kiseki, Zero No Kiseki, Ao No Kiseki, aiuto! Come possono esistere tanti titoli per una sola saga? Tutti collegati tra loro per altro! Voglio saperne di più. DEVO saperne di più! Ma dove possono iniziare? ….Oh! É vero. Il mio Trails in the Sky!

Inizia il viaggio

Già l’idea di riprendere PSP per le mani dopo tanti anni non mi entusiasmava. Si, perchè dovete capire che quando provi il miele (titoloni tripla A, remake e remaster varie), tornare all’aceto diventa dura. Non dite di no, perchè so che è così. Per quanto possiamo amare il titolo originale, ci sarà sempre quella microscopica parte di noi che ambisce alla comodità del salvataggio automatico… del backtracking… della battaglia assistita…

Quindi di per sé Trails in the Sky si presentava come il mondo ignoto e crudele che ti getta addosso decine di informazioni sulla lore di gioco e ti fa sbadigliare facilmente. Ma dovevo resistere. Perchè ancora non sapevo di avere per le mani un piccolo capolavoro. E poi la curiosità era davvero troppa.

Iniziamo la nostra avventura da Rolent, allegra e tranquilla Città dell’Orologio. Già mi accorgo che c’è molto di più materiale rispetto ad un RPG tradizionale: ogni personaggio, dal principale al NPC cambia in maniera dinamica il proprio messaggio in base alla situazione proposta. Le case e gli interni sono definiti meravigliosamente e ti senti parte di una comunità più grande, quella dei Bracer.

La vicenda vede protagonisti Estelle Bright e Joshua Bright, i figli di un Senior Bracer di nome Cassius Bright che ambiscono a seguire le orme del padre. Mi viene spiegato che i Bracer sono un gruppo speciale a metà tra il concetto di “mercenario” e “tuttofare“: le persone appendono periodicamente delle richieste sul planning della Gilda e, dietro compenso, i Bracer si occupano della risoluzione di vari problemi, dall’aiutare un gattino su una pianta a sconfiggere mostri feroci.

Di per sé, la vicenda del Prologo mette a dura prova la mia pazienza da Gamer: nessun colpo di scena, tanta spiegazione e (solo ora l’ho capito) l’introduzione dei personaggi chiave mediante espedienti quali missioni da Bracer ed incontri fortuiti. Ma poi sono arrivata alla fine del Prologo. Ecco il primo colpo di scena. Ecco la scintilla che metterà a dura prova la (già provata) batteria della mia PSP.

Finalmente quello di cui avevo bisogno!

Inizio a voler sapere tutto. A voler conoscere ogni angolo di Liberl, perchè apprenderò di lì a breve che la mia missione comprende un viaggio completo della regione per divenire Senior Bracer, guadagnandomi la fiducia delle Gilde mediante le “Raccomandazioni“.

Apprendo della lore circa la Torre dell’Orologio, la Guerra dei 100 Giorni, scopro che il calendario segna l’anno 1192 e che la Chiesa qui venerà Aidos, una Divinità profondamente legata al Septium, un materiale che permetterà 50 anni prima una rivoluzione senza pari chiamata “Orbal Revolution“, con l’introduzione della magia e del Septium nella quotidianità delle persone.

Wow. Mi sento sopraffatta da tante informazioni, ma non voglio smettere perchè sento di essere divenuta una Junior Bracer a mia volta. Perchè non spostarmi alla prossima regione ora?

Bose, Ruan, Zeiss e Grancel.

Si parte per Bose. La mancanza di backtracking si fa sentire, perchè le missioni secondarie sono tante e tra di esse di cela anche qualche peculiarità nascosta. Naturalmente, io ne ho saltate diverse, sigh. Una sorta di punizione per aver dubitato della bontà del gioco? Può darsi… sigh.

Scoprirò da lì a breve che Bose si presenta come la città commerciale per eccellenza: credetemi, non avete idea della QUANTITÀ di merce disponibile nel grande centro commerciale che si erge al centro esatto della città. I negozi non ripropongono lo stesso materiale per riempire la necessità della trama, bensì venderanno prodotti diversi e per altro molto interessanti. E giustamente, non mi bastavano i fondi. Mi pare ovvio, sono una Bracer povera in canna.

Sono rimasta parecchio a Bose, considerando che stavo bazzicando tra il ristorante Anterose, dalla qualità sopraffina, e il Varco di Passaggio Haken per l’Impero Ereboniano. Immagino che per molti di voi, amanti della saga, questo nome non suona del tutto nuovo: è il primo contatto “ufficiale” con l’Impero Ereboniano, la cui trama si svilupperà poi nella saga di Cold Steel.

Ma non posso perdere troppo tempo, i colpi di scena si susseguono e mentre ottengo la mia prima Raccomandazione, già sogno di Ruan, la prossima città che mi viene indicata sulla mappa.

Superato l’ennesimo varco per il passaggio da una regione all’altra, mi rendo conto che alcuni luoghi rimangono inesplorati per necessità di trama. La Torre di Esmelas e la Torre di Amberl sono state classificate come semplici mete secondarie, e la cosa sinceramente mi insospettì un poco: iniziai le mie ricerche sulla saga, scoprendo così che ci sarebbero stati un Second ed un Third Chapter.

Non potevo che esserne più felice, ma non per questo accelerai il mio viaggio verso la fine.

Devo ammettere però che rimasi poco a Ruan (o almeno così parve a me). La città dei pescatori, obiettivamente, ha molte mete da offrire, ma non appassionanti tanto quanto quelle di Bose. Forse mi mancava un centro commerciale possente quanto quello della città del Sindaco Maybelle o forse la zona dei magazzini del porto non mi ha lasciato una buona impressione.

Però posso dire di ricordare con piacere la storia del ponte di Ruan, spiegata brillantemente da un personaggio chiave nel party, con la mezz’ora di alzata dello stesso in memoria dei tempi della Orbal Revolution. Tutto ciò mi dimostrava nel corso del mio viaggio che nulla veniva lasciato al caso in Trails in the Sky, ecco perchè avevo il sentore di avere per le mani un grande capolavoro.

Siete stanchi di questo corposo viaggio nella mia esperienza a Liberl? Tenete duro, siamo quasi alla sua conclusione!

Tra Ruan e Zeiss non so quale città mi sia piaciuta meno. Forse Ruan, ma trovai Zeiss fin troppo meccanizzata e priva di quel fascino che invece ha permeato la mia esperienza a Rolent e che caratterizzerà poi il mio finale a Grancel.

Ho lasciato Ruan solo con una nota dolente nel cuore: la nostalgia dopo aver vissuto un Festival scolastico in piena regola all’Accademia Jenis. Si, Trails in the Sky offre anche questo.

Ma è proprio a Zeiss che entriamo nel cuore della vicenda: con due Raccomandazioni per le mani e un oggetto misterioso tra gli strumenti, ecco che arriviamo alla Central Orbal Factory, dove diversi dispositivi vengono prodotti sotto la supervisione del Dottor Russell, colui che contribuì parecchio alla Orbal Revolution.

Sentite quanta storia c’è tra gli edifici di Liberl? Con quanta minuziosità Falcom ha ricreato un mondo parallelo al nostro?

Dopo una missione di spionaggio molto particolare vissuta in una delle roccaforti dell’esercito reale, corpo distaccato dai Bracer e con cui hanno un accordo di tregua reciproca, ci avviamo al gran finale: la Città Reale di Grancel.

Sapere di essere vicina alla fine di questo viaggio durato più di 70 ore mi creava un senso di eccitazione ma anche di ansia: volevo sapere tutto e subito, ma non potevo certo perdermi il torneo di arti marziali e il compleanno della Regina!

Grancel si divide in più quartieri ed è probabilmente la città più grande che potete visitare a Liberl. Lo stesso palazzo reale è talmente maestoso e possente che visitarlo tutto richiederà un po’ di dedizione e concentrazione per non perdersi tra un corridoio e un terrazzo.

In tutto ciò, avvengono le fasi finali della mia avventura: ovviamente, dato che ho evitato spoiler per tutta la durata di questo speciale editoriale, non inizierò certo ora a parlarvi della conclusione del titolo, ma sappiate che le battute finali sono il preludio di qualcosa di più grande.

Perchè, dopo i post-credits, è palese che il First Chapter non è stato altro che un enorme introduzione per la vera storia che avverrà dal Second Chapter in poi. Quello stesso Second Chapter che, mio malgrado, ho dovuto acquistare per PSVita (in maniera un po’ compulsiva, lo ammetto) in digitale per la mancanza di un’edizione fisica Europea.

Ecco fatto! Vi ho raccontato un po’ tutto quello che è stato il mio viaggio a Liberl, ma sono certa ci sia molto altro da scoprire. Perchè l’ho fatto allora?

Perchè Trails in The Sky merita di essere giocato. Merita la vostra attenzione, così come la saga stessa che sta divenendo sempre più prolifera in occidente. Spero di aver attratto almeno un poco il vostro interesse e che vogliate acquistare il titolo per passare alcune delle ore più belle della vostra vita videoludica.

Ci vediamo dopo la fine del Second Chapter!
Non fate il mio stesso errore e non indugiate oltre!
Potreste avere l’avventura della vostra vita sullo scaffale e ancora non lo sapete!