Quando ognuno di noi si informa su che gioco acquistare ha certamente i suoi metri di giudizio, con il quale si orienta verso quale gioco acquistare e quale no.

Chi cerca l’open world, chi vuole la frenesia degli FPS, chi l’adrenalina dei racing-game, ma spesso e sovente negli ultimi anni una domanda che moltissimi si pongono è: Il gioco è in italiano? Ci sono i sottotitoli in lingua italiana?

Il tricolore italiano

E che cosa avviene quando la lingua italiana non è presente?

Che il titolo venga lasciato sullo scaffale, etichettandolo come scarto (o anche peggio) e lanciando maledizioni agli sviluppatori perché “se non è in italiano è merda” (scusate la parola forte ma questo pregiudizio mi da un fastidio incredibile).

Ma io dico, avete coscienza? Davvero giudicate il valore di un titolo soltanto per la mancanza di conoscenza? Avete idea di che cosa significhi tradurre un’opera complessa e mastodontica come un videogioco?

Adesso proverò a spiegarvelo.

Certo, molti probabilmente resteranno dell’idea detta sopra, ma se anche una sola persona potrà cambiare il suo giudizio su questo argomento avrò la soddisfazione di aver piantato un piccolo seme di saggezza che piano piano si potrà distribuire.

Intanto partiamo da una premessa.

I VIDEOGIOCHI NON SONO BENI DI PRIMA NECESSITÀ!!!

Troppo spesso sento la gente arrogarsi il diritto di giocare a tutti i costi, arrivando a giustificare comportamenti illeciti quale la pirateria pur di giocare.

La pirateria non ha nessuna giustificazione, danneggia tutti, compreso chi fa uno di questa pratica scorretta e meschina.

Sappiate una cosa cari amici, le case produttrici non fanno beneficenza, per realizzare i nostri “sogni” hanno dei costi, hanno bisogno di pagare il lavoro di decine, centinaia o addirittura migliaia di persone, in quanto la realizzazione di un gioco è un lavoro corale.

In quanto aziende sono ovviamente alla ricerca del profitto, e quindi realizzano le loro opere sulla base di ricerche di mercato che gli permettono di massimizzare i profitti.

Un esempio di studio di sviluppo di videogames

I videogiochi sono un mercato che copre l’intero globo, quindi indovinate quale sia la lingua a livello commerciale più utilizzata?

The language of Her Majesty, of course! (e se non siete in grado di tradurre una frase così semplice avrete inquadrato una parte del problema che questo editoriale vuole trattare).

“God save the game”

È ovvio che ogni studio di sviluppo possa programmare il gioco anche nella lingua madre della nazione nella quale opera, e che prenda decisione su eventuali localizzazioni in base anche a fondi disponibili ed eventuali ricavi in base alle ricerche di mercato effettuate.

Sento però molto spesso (purtroppo) la gente lamentarsi del fatto che tradurre alla fine sia semplice, tanto “basta un traduttore automatico”.

Benissimo, dopo che avete detto questo andare a pascolare, perché siete delle capre che non hanno coscienza di cosa sia e di come si faccia una traduzione!

“Basta un correttore automatico BEEEEEEEEEEEEEEEE!!!”

Per tradurre da una lingua straniera alla propria serve un’elevata consapevolezza culturale e linguistica, unita ad un’ottima conoscenza grammaticale, lessicale e sintattica sia della lingua originale che della lingua d’arrivo.

Non vi basterà nemmeno aprire un vocabolario e sperare di trovarci tutte le risposte possibili e immaginabili, quindi l’unica (e giusta soluzione) è semplice, bisogna studiare, studiare e ancora studiare!

Bisogna anche tenere conto di un’altra questione.

Più le due lingue e le due culture saranno diverse più sarà difficile trovare elementi in comune (e grazie a sta “Zapper” potrebbe dire qualcuno, ma visto che ci sono le capre al pascolo è meglio guidarle passo per passo).

È proprio in occasioni come queste che il ruolo del traduttore si fa fondamentale, perché quando i giochi si fanno “complicati” (vedi ad esempio traduzioni dall’italiano al giapponese) nessun programma di traduzione assistita e nessuna conoscenza linguistica superficiale e approssimata sono sufficienti per ottenere risultati professionalmente validi.

La Zapper di Nintendo

Insomma, tradurre non è una passeggiata, richiede un’altissima competenza e conoscenza per effettuarla bene.

Altra accusa che sento spesso muovere per criticare le case che non localizzano i giochi nella nostra lingua è: Ma le case di sviluppo guadagnano molti soldi e potrebbero quindi pagare i traduttori!

Vero, verissimo anzi, ma voglio farvi una domanda.

Se voi foste un un imprenditore scommettereste mai in un mercato in cui non siete capiti?

No, giusto?

Ecco, il problema è proprio questo, e purtroppo il problema siamo noi italiani e la nostra ignoranza dilagante!

L’italiano medio mentre naviga nel mare della sua ignoranza

Secondo i dati di Eurostat un italiano su tre non parla alcuna lingua straniera, e solo uno su dieci dichiara di parlare “discretamente” bene almeno una lingua straniera.

Fate conto che l’Italia è diciannovesima come performance culturale-relazione all’interno dell’Unione Europea (non un buon risultato quindi).

Se foste voi (ad esempio) un’azienda che produce un gioco in lingua non italiana andreste a localizzare un gioco in italiano alla luce di questi dati?

Stiamo affondando in un mare d’ignoranza, e la colpa è solo nostra che non studiamo, ma che soprattutto non vogliamo farlo!

Negli ultimi anni sono usciti giochi di livello assoluto, vedasi ad esempio Persona 5 di Atlus, che viene acclamato come il miglior jrpg di questa generazione e come uno dei migliori giochi di sempre, oppure la serie Yakuza di Sega, gioco eccelso ma troppo spesso snobbato per la mancanza della lingua italiana.

Persona 5
Kazuma Kiryu, il protagonista della serie Yakuza di SEGA

Mi piacerebbe portare alla vostra attenzione un esempio, il mio.

Era il 1999, avevo circa 12 anni, e mio padre un giorno tornò a casa con un nuovo gioco sulla Seconda Guerra Mondiale, che ai tempi delle medie era diventata la mia grande passione (e lo è tutt’ora), il primissimo Medal of Honor.

La copertina del primo Medal of Honor

Non mi sembrava vero poter interpretare in un modo così realistico (per l’epoca ovviamente) le gesta di un soldato che combatteva, ma il gioco aveva una “pecca”, era completamente in inglese.

Ma quel gioco era così bello, vedevo le immagini dei documentari, riconoscevo alcuni dettagli del gioco, ma ammetto che la barriera linguistica era forte, così un giorno presi un dizionario e mi misi a cercare di tradurre tutto quello che non riuscivo a capire.

Certo, alla base di quello detto prima utilizzare un dizionario non era certo il modo migliore per avere una traduzione di livello, ma cercate di capire la voglia di conoscenza di un dodicenne che voleva solo capire a che cosa stesse giocando.

Insomma, posso capire che la lingua possa essere un grosso ostacolo, ma vi prego, smettetela di giudicare il valore di un’opera solo perché non riuscite a comprenderla!

Vi invito quindi a studiare, ad ampliare le vostre conoscenze linguistiche, ma per svariati motivi (ai raduni scout ad esempio era facile attaccare bottone con le ragazze straniere se conoscevi l’inglese ad esempio).

Io ve ne ho riportato uno stupido, ma pensate a quanto la vostra grande passione dei videogames potrebbe solo giovarne dall’impegno che potreste mettere nello studiare una lingua come l’inglese (oppure il giapponese, perché no?).

Il quartiere di Akihabara – Tokyo

Spero di aver piantato in almeno uno di voi un piccolo seme di coscienza, che possa così germogliare ed ispirare le persone vicine a voi di avere un altro metro di giudizio, ma soprattutto di studiare, perché è la cultura che rende l’uomo libero, di vivere, di essere, ma anche di giocare.

“Ancora non si è capito che soltanto nel divertimento, nella passione e nel ridere si ottiene una vera crescita culturale.”
Cit. Dario Fo