Sapete perché siamo degli ignoranti? Perché il più delle volte parliamo a sproposito senza conoscere l’argomento di una discussione, elevandoci a guru della conoscenza videoludica senza avere l’idea della castroneria che stiamo dicendo.

Spero che questo mio articolo, una volta per tutte, possa far tacere talune bocche che non conoscono una fondamentale differenza riguardante i videogames, ovvero quella tra remake, reboot e remastered, perché credetemi, ce ne sta davvero molta!

Ogni lingua del mondo ha una sorta di Bibbia, cioè un testo sulla quale si basa tutta la comunicazione, ovvero il testo di grammatica.

La grammatica è l’insieme delle convenzioni che danno stabilità alle manifestazioni espressive degli uomini parlanti una stessa lingua in un dato spazio e in un dato tempo, e questo vale per ogni lingua del mondo; e se prendiamo essa come legge da seguire per il linguaggio, vale quindi il proverbiale detto che “la legge non ammette ignoranza”, quindi se qualcuno vi dimostra che avete torto, ingoiate il rospo e statevi zitti per evitare ulteriori figure barbine.

Ma entriamo adesso nel vivo della discussione…

Crash Bandicoot, una dei remake più apprezzati di questa generazione

Sapete perché ho scritto sulla foto remake e non remastered?

Perché la tanto decantata (e se lo merita comunque) “Crash Bandicoot N-Sane Trilogy” NON’E’ UNA REMASTERED, bensì un remake!

La remastered è quel processo che consiste nella riproposizione di un’opera con la sua formula ludica invariata, andando ad aumentare la risoluzione e la qualità dell’audio di gioco.

Vi mostro la differenza…

Uno screen della versione originale di Crash Bandicoot

Quello che vedere è uno screen preso direttamente dalla versione per Ps1, con la sua meravigliosa spigolosità e legnosità, data dagli ovvi limiti tecnici dati dalla tecnologia dell’epoca.

E adesso la VERA remastered!

Remastered di Crash Bandicoot

I più attenti di voi se ne saranno già accorti, ma per chi ha ancora bisogno di un piccolo aiutino ecco qua un’altra foto…

Differenze tra ORIGINALE e REMAKE

Avete visto?

In una remastered viene “semplicemente” aumentata la risoluzione, ed i contenuti di gioco non vengono assolutamente toccati.
Ogni modifica a livello di contenuti rende TECNICAMENTE il prodotto un REMAKE, anche se viene aggiunto qualcosa pur praticando la rimasterizzazione (esiste l’italiano, usatelo per Dio!).

Andiamo adesso ad analizzare che cosa sia un remake…

Uno dei remake più riusciti di questa generazione, Resident Evil 2 Remake

Per remake si intende invece un rifacimento, una nuova versione basata, in misure differenti di caso in caso, sul titolo originale.

Nel caso di un remake, può verificarsi una ripresa degli assets originali, che vengono portati alla modernità, tuttavia, può avvenire anche la ricostruzione totale di questi, effettuata da zero seguendo pedissequamente la struttura originale del titolo.

Un esempio di remake riguardante RE2 Remake

Dunque, avviene una riscrittura totale del comparto tecnico di un’opera, dai modelli poligonali alle texture, dall’audio al sistema di controllo e così via. In questo caso, la formula ludica può subire variazioni, pur mantenendosi nel solco tracciato dall’opera di partenza.

Come avrete notato dalla foto, in un remake avviene una sorta di vera e propria riscrittura, mantenendo un’ispirazione all’opera originale.

Quindi dico io, perché il più delle volte definiamo remake o remastered qualcosa che non lo è?

Perché probabilmente il termine “remastered” rende più commerciale il prodotto, ma se si definisce qualcosa nel modo sbagliamo siamo soltanto un branco di pecore che segue la massa senza ragionare, prendendo per buono tutto quello che ci viene sbattuto in faccia.

Un fotogramma del film “Tempi moderni” di Charlie Chaplin

Attenzione, il più delle volte acquistiamo in ogni caso un prodotto validissimo, ma per quanto bello possa essere il cielo sarà sempre azzurro, anche se noi potremmo dire di vederlo viola a pallini verdi, quindi usiamo i termini corretti e colleghiamo il cervello alla bocca prima di parlare!

La foto qui sopra vuole essere un omaggio ad uno dei miei cartoni preferiti, ma porta il nome dell’ultimo termine che voglio andare ad analizzare con voi (se non vi piace la cosa chiudete pure la scheda, ma l’articolo è mio e dico quello che mi pare ad un certo punto).

Che cos’è un reboot?

Il reboot è una sorta di reset per un franchise.

 La riproposizione si basa sul cambio di paradigma a livello ludico ed estetico, prendendo come cardine i tratti fissi che hanno definito un brand in passato.

Così facendo, si mantiene l’appeal di fondo di un prodotto, che può derivare da particolari aspetti contenutistici o di character design, adeguando un’opera ai costrutti del tempo in cui viene riproposta.

Un esempio di reboot, ovvero quello di Tomb Raider

Si viene quindi a creare, salvo rare eccezioni, un esperienza di gioco nuova, basata sull’immagine del titolo passato.

Quest’ultima manovra (il reboot) mira quindi a ringiovanire un franchise, tracciando una linea sulla sabbia nella sua storia editoriale, sfruttando l’iconicità storica del medesimo.

Cito in questo caso l’esempio di Tomb Raider, gioco del 2013 che ha letteralmente segnato un nuovo inizio per il franchise.

La libertà armata dello scettro della ragione fulmina l’ignoranza e il fanatismo

Forse vi sarete annoiati, forse l’articolo vi sarà piaciuto o forse vi avrà lasciato indifferenti, ma poco importa…

Volevo esprimere un mio disagio di fronte a tanta ignoranza, e spero che questo editoriale vi abbia schiarito le idee, come un faro, in quanto, come per ogni cosa, è giusto chiamare le cose con il proprio nome.

“Essere ignoranti non è tanto un peccato, quanto non essere disposti ad imparare.”
Cit. Benjamin Franklin