Tra poco più di un anno arriverà la nuova generazione di console, avremo tra le mani dei nuovi oggetti dei desideri che ci permetteranno di vivere nuove esperienze e sicuramente qualche gradito ritorno.

Sin da quando uscì la prima console casalinga (il Magnavox Odyssey nel lontano 1972) migliaia e migliaia di appassionati si cimentavano in avvincenti sfide nella speranza di raggiungere il “top score” o di completare i “quadri di gioco” (sappiatelo, noi gamer navigati i livelli una volta li chiamavamo così).

Il Magnavox Odyssey, la prima console da gaming della storia – 1972
Un video di gampley di Table Tennis per Magnavox Odyssey

Certo, a vedere tecnologie di quasi 50 anni fa può venire da sorridere, ma all’epoca per quanto vi può sembrare strano era l’equivalente di giocare ad un qualsiasi gioco tripla A odierno.

Ma cosa succede quando la tecnologia avanza?
Quello che avviene normalmente, che i dispositivi nuovi prendono il posto dei precedenti, che con le migliorie tecniche garantiscono nuove esperienze di gioco.

Ma cosa succede invece ai vecchi sistemi?
Spesso vengono quasi dimenticati, messi in soffitta e lasciati a prendere polvere come un soprammobile inutile.

Ma davvero ciò che diventa vecchio è inutile?
Davvero ciò che ci ha regalato in passato giornate all’insegna del divertimento hanno perso la capacità di fare ciò che un videogioco per sua stessa natura è in grado di fare, ovvero divertire?

Un po’ di vecchie glorie del passato…

Il divertimento è tutto quanto può servire a sollevare l’animo dalle cure quotidiane, dalle fatiche del lavoro, dalle preoccupazioni; è fonte di svago, spasso, passatempo, di gioco appunto.

Sulla base di questa definizione ogni sistema di gioco mantiene la sua capacità di intrattenimento, di coinvolgere e di emozionare, ma allora perché spesso la gente apostrofa il vecchio come inutile?

Vi esprimerò la mia opinione in due modi, uno più veloce ed uno più ragionato…

Il primo è che la maggioranza delle persone che si definiscono gamer sono delle capre ignoranti, che basano il loro giudizio di qualità sul mero avanzamento tecnico dato dalla tecnologia.

Gamer di questo tipo, SIETE DELLE CAPRE!!! Sappiatelo!!!

Adesso proverò a spiegarvi il perché, con un approccio molto più ragionato…

Come detto in altre puntate di questo editoriale il videogioco è spesso vittima di pregiudizi, come uno strumento che divide ed estranea dalla realtà.

Chi la pensa così sbaglia!!!

Certo, le dipendenze da videogioco sono ormai state riconosciute come una vera e propria malattia dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ma ogni cosa può diventare nociva se utilizzata nel modo sbagliato, bisogna quindi conoscere la natura di uno strumento prima di giudicarlo.

Non vi è mai capitato di “perdere” qualche gioco durante una generazione di console?

Perché non scatta quel meccanismo come nella maggioranza delle volte?
Cioè, è pur sempre un gioco “vecchio”, eppure si è spinti dalla voglia di recuperarlo per viverne l’esperienza.

Davvero abbiamo una considerazione così selettiva del retrogaming?

Vi do uno spunto di riflessione prendendo ad esempio un gioco famosissimo…

Logo di Final Fantasy VII

Final Fantasy è una saga ormai trentennale, ma la maggioranza dei gamer considera il settimo capitolo (uscito originariamente nel 1997 per Playstation 1) come il migliore della saga (so bene che ognuno ha il suo, il mio ad esempio è il 12, ma qui è un discorso generico).

Nonostante il gioco risulti adesso spigoloso e grezzo (esclusivamente alla vista) regala emozioni che neanche capitoli successi della saga o di altri brand sono riusciti a garantire… un punto a favore per il retrogaming?

Io vi ho portato un esempio, ma di simili ce ne sono davvero diversi, perché sappiatelo, molti giochi del passato CON LE DOVUTE PROPORZIONI (perché i giochi vanno valutati sempre in proporzione al periodo d’uscita ed alla macchina sulla quale vengono pubblicati) sono migliori di quelli delle attuali generazioni.

Vi invito quindi a riaprire le vostre soffitte, togliere un po’ di quella polvere che ricopre il vostro passato e mettervi alla prova con dei ricordi che avevate rimosso o che non vi appartengono.

Uno screen di Death Stranding

Ad esempio uno degli obiettivi dichiarati di Death Stranding (tranquilli, niente spoiler) è quello di creare connessioni tra le persone, utilizzando si il videogioco come mezzo, ma nella speranza che questa connessione si sposti dal videogioco alla realtà (ed è qui la magia di un’opera che moltissimi stanno ancora criticando e che ancora non hanno capito).

Molti circoli, fumetterie, centri commerciali o club privati hanno al loro interno una sala dedicata alle vecchie generazioni di console, dove la gente può andare a scoprire “ciò che è stato” (e che ancora è a mio avviso).

Se è considerato normale e giusto andare a visitare i musei per andare a vedere cose “del passato” (prima che qualcuno mi mangi lo invito a riflettere bene sul senso del concetto), perché questo principio non può essere utilizzato per scoprire ad esempio un gioco di Ps1 o di Nintendo Wii?

I videogiochi sono come delle perle, creazioni meravigliose, alcune più lucide di altre certamente, ma comunque preziose a loro modo.

Vi invito tutti quindi ad aprire gli del passato, a scoprine i contenuti e a cercare le perle più preziose, perché ricordate, i tesori migliori sono sempre i più nascosti.

“Per vedere i tesori ci vogliono occhi che li sappiano guardare, che li vogliano cercare e che si aspettino di trovarli.”
Anna Marchesini